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Analisi di scenario come antidoto alla maggior incertezza finanziaria

Domenico Sartore

Professor at Università Ca’ Foscari Venezia

OWINTALK | BEHIND BUSINESS, BEYOND NEWS

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Nei recenti podcast di Objectway si è fatto riferimento a nuovi strumenti più evoluti per rispondere al meglio al nuovo contesto in rapida evoluzione. Si è detto che i gestori di portafogli necessitano di strumenti adeguati per l’analisi degli scenari sia per comparare quanto avvenuto in passato ma anche e soprattutto per provare ad analizzare possibili scenari futuri e cercare di fare scelte supportate da analisi e dati.
Oggi questa esigenza sembra maggiormente a portata di mano data l’enorme quantità di informazioni che pervengono alle aziende. I dati si moltiplicano a velocità sbalorditive cosicché le aziende impiegano le pipeline di dati per sfruttare in tempi brevi tutto il potenziale dei propri dati e soddisfare le richieste più velocemente. Tra pochi anni i dati saranno raccolti, elaborati e analizzati in memoria e in tempo reale.
Tuttavia in questo mare sembra scarseggino i naviganti. Mi riferisco a coloro che sono capaci di processare i dati, ottenere delle sintesi che siano utili a direzionare la navigazione dell’azienda.
Per il momento si pensa di far fronte alla massiccia quantità di informazioni con tecniche di autoapprendimento. Sono tecniche che funzionano benissimo nei processi dove le rilevazioni sono di elevatissima qualità e precisione.
L’analisi di scenario si basa su dati macroeconomici dove la componente di errore è rilevante e non sempre la scarsa qualità del dato permette di direzionare correttamente l’apprendimento.
Sono necessari dati che permettano di costruire segnali anticipatori delle crisi più profonde, di prevedere la loro frequenza, ma soprattutto la loro profondità.
Come esempio di cosa intendo per profondità delle crisi, posso portare l’esempio dell’insieme di indici di Brave-Butters-Kelley (BBKI). Sono indici coincidenti e anticipatori costruiti con un’analisi dinamica degli andamenti (crescita e decadimento o crollo) di un gruppo di 500 misure mensili di attività economica reale e crescita trimestrale del PIL negli Stati Uniti. Questi indici sono nati da un progetto di ricerca della Federal Reserve Bank di Chicago.
Riguardo alla profondità delle crisi indico tre dati. Con la recessione degli anni ’80 conseguente alla crisi energetica del ’79, il BBK raggiunge il valore negativo di 11.74 nel maggio del 1980. Si tratta del valore più basso dal 1960 alla fine del secolo scorso. Con la crisi dei mutui subprime il BBK raggiunge un valore negativo pari a 10.29 nel novembre del 2008, quindi inferiore a quello del 1980, anche se per noi questa crisi è più viva nella nostra memoria. Ebbene, la crisi pandemica porta l’indice a -71.09 nell’aprile del 2020. Un valore 7 volte inferiore al livello di tutte le crisi precedenti.
E la crisi conseguente alla guerra in ucraina?
Sicuramente vi è un impatto nella scarsità dei beni energetici, nella disponibilità delle commodity e perfino nei beni di prima necessità. La conseguenza sull’indice di inflazione è evidente.
Riguardo all’inflazione, le banche centrali fanno riferimento all’indice dei prezzi per le spese di consumo individuale. Sempre in riferimento agli Stati Uniti, nel marzo 2022 l’incremento di questo indice rispetto al mese precedente ha sfiorato il 9%.
La previsione ottenuta con un semplice modello statistico dice che, da qui a fine anno, difficilmente questo indice negli Stati Uniti scenderà sotto il 4%, mese su mese, con un picco a settembre prossimo.
La previsione non è scenario e ha margini di incertezza che sfuggono al controllo di chi la produce. L’analisi di scenario invece permette di trasmettere al modello le view dell’analista, quindi di calibrare maggiormente gli andamenti futuri delle variabili di interesse.

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